* * * * * * * * * * * PUBBLICATO * * * * * * * * * * "Ancora su R.S.A. dell'ing. Renato Mauro $ Soci: i documenti e l'ESPOSTO" nella rubrica "Specchio dei tempi"
* * * * * * * * * * * COMING SOON * * * * * * * * * * *: "Operazione Minestra cunzata 3 - Maldestro è il tentativo dei mass media di accreditare all'ex Assessore regionale, Nicolò Marino, un profilo che non ha: non è altro che un ingrediente della stessa minestra cunzata di Crocetta & Soci!"
* * * * * * * * * * * COMING SOON * * * * * * * * * * *: L'ultima furbata di Fasulo e Fava: direttori di due orchestre piuttosto stonate, nella rubrica "Le Inchieste"

 

OPERAZIONE "MINESTRA CUNZATA 2"

19 marzo 2014 - Audizione dell'Assessore regionale Marino alla Commissione regionale Antimafia
 

     A seguito dei segnali “inquietanti e preoccupanti” lanciati dall’Ass.re regionale Nicolò Marino, il Presidente della Commissione regionale antimafia, On.le Nello Musumeci, ha convocato, lo scorso 19 marzo,  in audizione, lo stesso Assessore Marino: in scaletta, ha preannunciato le prossime audizioni dell’Assessore regionale al Territorio, On.le Lo Bello, del dott. Lupo, dirigente generale dell’Ass.to reg,le all’Energia (quello retto da Marino), del dott. Gullo, dirigente generale dell’Ass.to reg,le al Territorio (quello retto da Lo Bello)  ed il Sindaco di Gela, avv. Fasulo.

    Dopo tre lunghe ore di audizione, le cronache locali ci restituiscono un Presidente della Commissione Antimafia regionale allarmato dalle denunce dell’Assessore regionale all’Energia, Nicolò Marino, che, chiamato a rispondere sulla situazione delle discariche in Sicilia, a quanto pare, ha parlato di violazioni amministrative, ipotesi varie di reato, sacche di potere e, persino, di contiguità di imprenditori e pubblici funzionari con personaggi discussi; è per tali coraggiose dichiarazioni che, pensiamo, l’On.le Musumeci, anzi, la Commissione Antimafia tutta, al termine dell’audizione, ha manifestato all’assessore Marino apprezzamento per il lavoro fin quì svolto, ”finalizzato a mettere ordine ed a fare luce in un settore certamente vulnerabile alle pressioni ed ai condizionamenti interni ed esterni”.

    Mhhh … ci siamo persi qualcosa?

    Tra la denuncia piuttosto esplicita e documentata (‘A Minestra cunzata) dei giorni scorsi e, cioè, ripetiamo, gli inciuci appaltizi per centinaia di milioni di euro riguardanti, oltre ad altri grossi appalti, gli impianti di smaltimento dei rifiuti di Bellolampo, Enna, Gela e Messina, inciuci riconducibili senza se e senza ma al Governo della Regione - e quindi al governatore Rosario Crocetta, all’assessore regionale competente, Nicolò Marino, al Commissario dei rifiuti, Marco Lupo, oltre a qualche altro protagonista e comprimario - e la coraggiosa audizione dell’Assessore Marino che cosa è successo?

In realtà, il pedigreè dell’On.le Musumeci non sarà riconducibile, per grinta, ad un dobermann della politica ma la sua statura morale e, soprattutto, il  suo curriculum di pubblico amministratore è di colui il quale ha dimostrato ampiamente di non essersi di certo approfittato delle importanti cariche istituzionali rivestite negli anni per trarne vantaggi personali di sorta: una garanzia, quindi, più che un auspicio, che ci convince che non utilizzerà la sua carica di Presidente della Commissione Regionale Antimafia, per mettere il cappello di liceità e legittimità ad una vicenda tanto squallida quanto devastante.

    Partendo, allora, dalla certezza che le successive audizioni, già programmate, dell’Assessore regionale Lo Bello, dei dirigenti regionali Gullo e Lupo e del Sindaco di Gela, Fasulo, al di là del disvelamento di qualche probabile reciproca ripicca e gelosia, non ci chiariranno un bel niente di quanto è necessario che venga alla luce su questa ed altre vicende similari che, ripeto, dovrebbero chiarirci i ruoli assunti da ciascuno, dal cosidetto Ministro dei lavori pubblici dell’Antimafia all’ultimo degli epigoni di una formidabile cordata truffaldina (che con la Mafia tradizionale poco o nulla c’entra), i prossimi giorni dovrebbero registrare, ne siamo quasi sicuri, una più incisiva attività del Presidente della Commissione Regionale Antimafia, non limitata alle audizioni di chi ha l’interesse a tenere ben fermo il coperchio sulla pentola che bolle, ma, riteniamo, a ben più ampio raggio anche al non secondario fine di dimostrare che la Commissione regionale Antimafia non è una Istituzione di maniera, bensì un efficace braccio operativo al servizio dei cittadini, di chi bene amministra e senza ombrelli disposti ad aprirsi all’occorrenza per  riparare chicchessia.

    Rimaniamo, quindi,  fermi, all’inpiedi, con le braccia conserte, nella vigile attesa di quanto, Organi investigativi politici e Magistrati, avranno il coraggio di chiarirci il prima possibile.

 

OPERAZIONE "MINESTRA CUNZATA 1"

Le turbative d’asta in Sicilia ai tempi del

Ministero dei LL.PP. dell’Antimafia

    E’ del 2 agosto 2013 un “pezzo” di Link Sicilia, foglio siciliano on line di inchiesta, solitamente ben informato, intitolato “Marco Lupo, il domineddio dell’immondizia siciliana”.

    Chiarendo, nel corso dell’articolo in questione, chi è Marco Lupo, questi viene individuato come titolare di un incarico regionale che definire importante è poco: è il Commissario di Bellolampo ed è, soprattutto, il Commissario - udite! udite! - di tutti gli impianti che riguardano il trattamento dei rifiuti…

    In pratica, questo personaggio, che vive nell’ombra, è il ‘garante’ di tutte le più grosse ‘operazioni’ messe in campo in Sicilia in materia di rifiuti.

    Per capirci, parliamo di centinaia e centinaia di milioni di euro: Affari a nove zeri!

    Abbiamo preso spunto da questo articolo, importante perché svela, probabilmente, un comune sentire, per addentrarci nell’ispido e pericoloso sentiero delle turbative d’asta ai tempi del Ministero dei LL.PP. dell’Antimafia siciliana (così recita il  catenaccio di questo pamphlet).

    Già in precedenza avevamo sottolineato l’esistenza di un tavolino degli appalti siciliano, riferendoci con tale allocuzione a quello messo in atto dal novello Ministro dei ll.pp. dell’Antimafia, paradigma, come vedremo, piuttosto sbiadito, del ben più noto tavolino messo su in epoca non molto recente dal Ministro dei ll.pp. della Mafia, Angelo Siino.

    Cambiano i tempi, si sa, e cambiano le mode: anche nelle turbative d’asta ci si acconcia e, come vedremo, con un paragone non del tutto fuori luogo, terremo a dimostrare che, come nella legge elettorale, in vigore fino a qualche mese fa, capovolgendo di fatto le regole, i deputati ed i senatori venivano eletti con decisione dall’alto, così nelle turbative d’asta moderne in salsa siciliana, è dall’alto che vengono decisi i beneficiari, probabilmente più o meno riconoscenti, ponendo in essere dei meccanismi così blindati da non lasciare proprio niente al caso.

    Breve introduzione.

   Sebbene l’affermarsi di forme di governance emergenziale, che consentono di decidere e di governare in deroga alla legge ordinaria, si presenta oggi con una frequenza e un’ampiezza tali da apparire come un connotato sistemico della vita istituzionale e politica, è pur vero che la Corte dei Conti ha più volte denunciato quello che in realtà è un abuso; così come il Consiglio di Stato, investito della questione, ha dichiarato l’illegittimità dei provvedimenti di conservazione di Commissari straordinari in luogo della nomina degli organi legali, allorquando è mancata la giustificazione per la gestione straordinaria o quando questa si è prolungata oltre il ragionevole.

    Nonostante, quindi, la Corte Costituzionale, la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato, chiamati a pronunciarsi su casi specifici di gestioni commissariali, abbiano ribadito e fissato principi e limiti chiari per la legittimità del ricorso a tale prassi (temporaneità dei provvedimenti, sussistenza di grave rischio delle situazioni da affrontare, chiarezza nell’indicazione puntuale  delle norme a cui si deroga, proporzionalità tra la gravità degli eventi e l’utilizzo degli strumenti “eccezionali”, ecc.), si può affermare che la gran parte delle Ordinanze di necessità e urgenza (gli atti di natura amministrativo-normativa attraverso i quali operano i Commissari) sono illegittime e/o tendono a provocare una stabilizzazione del regime emergenziale contraddicendo le stesse finalità per cui vengono istituite.

    Sono illegittime sotto il profilo giuridico perché le deroghe espressamente previste investono interi Settori di normazione anziché norme specifiche e puntuali, come richiesto dalla legge.

    Citiamo, ad esempio, la delibera n. 6/2007/G con la quale la Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale di controllo - aveva evidenziato come la struttura organizzativa dell’emergenza rifiuti “ha perso gli originali caratteri della precarietà ed eccezionalità, e si è configurata come una complessa e duratura organizzazioneextra ordinem”, che si è affiancata a quella ordinaria, bloccandone spesso l’operatività”.

    Questa situazione, prosegue la Corte, “ha favorito una prassi abnorme, che ha portato all’adozione di regimi commissariali derogatori anche per situazioni di pericolo determinate sostanzialmente da inefficienze, ritardi e imprevidenza degli ordinari apparati amministrativi”.

    La stessa deliberazione della Corte dei Conti, con riguardo alla gestione dell’emergenza rifiuti nella Regione Sicilia, segnalava che essa ha registrato una spesa totale di diverse centinaia di milioni di euro, di cui, mediamente, il 21% per stipendi e funzionamento delle sedi.

    Ebbene, era il 1999 quando in Sicilia veniva dichiarata l’emergenza rifiuti; e se persino in Campania, nel 2009, lo stato di emergenza è finito, in Sicilia continua un sistema costoso e inefficiente, e soprattutto improduttivo: la raccolta differenziata nell’Isola è ferma, mediamente, al 7,3%.

    Agli occhi di un osservatore esterno, il sistema della gestione dei rifiuti in Sicilia è pazzesco: da 15 anni c’è lo stato di emergenza; sulla carta si lavora per portare nei binari della normalità un sistema che, come dimostrano molte inchieste, è ad alta infiltrazione della criminalità organizzata; ma c’è una mano invisibile che impedisce la crescita di una normale filiera per la gestione e il trattamento dei rifiuti, un sistema che non solo permetterebbe di superare l’emergenza, ma anche di creare occupazione e posti di lavoro veri, al contrario delle clientele spropositate generate dai vari A.t.o. in questi anni.

    Altro che emergenza: aprire un impianto di questo genere dovrebbe essere, pur nella sua complessità, qualcosa di ordinario.

    Ma c’è l’emergenza. E allora tutto si ferma.

    L’Assessorato è lo stesso di cui la Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti (presieduta da Gaetano Pecorella) scrive nella sua relazione finale: «Il disordine organizzativo appare talmente ben organizzato da far nascere la fondata opinione che esso sia architettato per l’inefficienza della macchina burocratica in modo che ciascun ufficio possa giustificare la propria inefficienza con la presunta inefficienza di un altro ufficio”.

    Tant’è che la Commissione arriva facilmente alla conclusione: “Assolutamente inutile, anzi deleteria, appare allo stato la dichiarazione dello stato di emergenza nella Regione siciliana nel settore dello smaltimento dei rifiuti e la nomina di un commissario delegato, come peraltro avvenuto in passato senza alcun risultato".

    In realtà, in barba alle conclusioni della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, la figura del Commissario Straordinario resiste in Sicilia da oltre 15 anni ed oggi è impersonata dal “Domineddio dell’immondizia siciliana” (così appellato da LinkSicilia): il dott. Marco Lupo.

    Il dott. Marco Lupo è, in effetti, uno dei deus ex machina di questa storia: 45 anni, laurea in Economia e Commercio con 110 e lode, diversi incarichi di vertice, a quanto pare abusivi, in due Ministeri (Pari opportunità e Ambiente) e radici, sempre abusive, ben piantate alla Regione Siciliana dai tempi di Raffaele Lombardo ad oggi, dirigente generale dell’Assessorato regionale all’Energia senza che, a quanto pare e in dispregio della Costituzione, abbia mai vinto un concorso pubblico in vita sua; ma questo ci può stare (dal momento che si può diventare Direttore Generale di un qualche Assessorato regionale anche con requisiti assai meno pregevoli …); quello che non ci sta proprio è l’utilizzo di tali amplissimi poteri derogatori per organizzare un sistema che ci dà significativi spunti per richiamare la teoria delle sincronicità di Junghiana memoria per metterla in discussione: la contemporaneità di due eventi collegati in base al senso, ma in modo acausale, secondo Jung, non ci dovrebbe consentire di pensare ad una loro connessione, in  base ad esperienze simili, però, questo blog nutre serissimi dubbi sulla casualità di determinati eventi.

  Ci riferiamo, in particolare, ad alcuni appalti pubblici di diversi milioni di euro, aggiudicati nel corso del 2013: gli “Interventi di adeguamento ed ampliamento dell’esistente impianto di depurazione di Lampedusa”, per un importo di circa 6,5 milioni di euro, i “Lavori  finalizzati alla sistemazione del versante del vallone  Puntale del villaggio Giampilieri Superiore del Comune di Messina”, per circa 4,5 milioni di euro, affidati con procedura negoziata ed aggiudicati con un ribasso di circa il 6%, i “Lavori del rigassificatore di Porto Empedocle (una maxi commessa di 600 milioni di euro, al 90% di ENEL e per il restante 10% ad altri imprenditori)”, i “Lavori di raddoppio del depuratore di Gela” per oltre 10 milioni di euro, i “Lavori dell’impianto fotovoltaico più grande d’Europa”, per un importo vicino ai 180 milioni di euro.

  Sono procedure di affidamento di lavori pubblici, per importi consistenti, che hanno visto protagonista, in qualche modo e quasi sempre, la struttura commissariale del dott. Marco Lupo e con sistemi di aggiudicazione sempre in deroga alla legislazione vigente:

di riffe o di raffe, pare che in alcuni di questi lavori l’aggiudicatario è sempre la stessa impresa di Gela, in un caso pare addirittura che in gara siano rimaste solo due imprese e che l’iniziale aggiudicataria abbia rinunciato a favore della seconda!

   Come dicevamo sincronicità Junghiane molto ma molto discutibili.

   Ma non basta, perché mentre da un lato il Presidente Crocetta si lamenta delle casse vuote della Regione, con tutte le conseguenze occupazionali e di crisi del caso e grida allo scandalo se il prefetto Aronica, Commissario dello Stato, gli boccia tre quarti di Bilancio regionale, dall’altro vara un piano di spesa di oltre 200 milioni di euro, che affida alla “competenza” gestionale sempre del dott. Marco Lupo, Commissario straordinario, che, a loro dire, riguarda quattro piattaforme integrate per i rifiuti solidi urbani: Bellolampo, Gela, Enna e Messina.

     Ci soffermiamo specificamente su quella di Gela per argomentare quanto preannunciato all’inizio.

    Da un punto di vista squisitamente tecnico il problema che attanaglia da oltre quindici anni la regione Sicilia sul versante dei rifiuti avrebbe potuto essere risolto una volta per tutte sfruttando proprio quest’enorme cifra resa disponibile dall’U.E.:

bastava individuare una ventina di siti baricentrici agli Ambiti (e non solo quattro) da servire per ivi realizzare le piattaforme di trattamento finale dei rifiuti solidi urbani, in accordo con i diciannove impianti di compostaggio già previsti e finanziati per risolvere definitivamente il problema dello smaltimento dei rifiuti in Sicilia ed attivare un meccanismo di spesa così importante da alleviare di molto i problemi finanziari di molte imprese siciliane.

     In realtà c’era una minestra di cunzari, o, per meglio dire, un problema da risolvere: con la disponibilità di oltre duecento milioni di euro, come si fa a spenderli velocemente, garantendo una partecipazione il più possibile esigua di imprese interessate, garantendo un ribasso non superiore al 6%, 7%, e tenendo sotto ferreo controllo tutta la procedura fino all’aggiudicazione finale dei lavori? questa è la domanda!

     Qualcuno dà questa risposta: “C’è bisogno, a) di una procedura di aggiudicazione in deroga alla legislazione vigente ed ai controlli preventivi del caso, b) dei progetti esecutivi folli, cioè, pochi ma costosissimi, c) un metodo di aggiudicazione che non privilegi il ribasso percentuale come principale o unico dato che fa la differenza, d) l’obbligo, sempre per le imprese che vogliono partecipare, di progettare esecutivamente gli interventi stessi, e) dei bandi di gara ad usum delphini: questa è la minestra di cunzari.

     La procedura individuata per tutti e quattro gli interventi è quella dell’offerta economica più vantaggiosa: vengono preparati, cioè, dallo staff interno ed esterno di Marco Lupo, Commissario Straordinario, dei progetti faraonici ma non esecutivi, almeno sulla carta, per costringere, chi intende partecipare, ad affrontare anche le spese, costosissime, di progettazione esecutiva; viene da sorridere, quasi: se l’Ente attuatore degli interventi è la struttura Commissariale di Marco Lupo, Direttore Generale dell’Assessorato regionale all’Energia, che dovrebbe avere le migliori conoscenze tecniche ed essere il migliore Interprete tecnico delle linee guida di Settore, qual è il senso di predisporre dei progetti, praticamente esecutivi, ma qualificati solo come “definitivi”?

    Qualcuno potrebbe rispondere: per avere il pretesto di ricorrere all’offerta economica più vantaggiosa ed assegnare l’appalto, con molta probabilità, non a chi offre in assoluto il maggiore ribasso, bensì a chi presenta le migliori soluzioni tecniche (?), fermo restando la garanzia che chiunque dei partecipanti non dovrebbe schiodarsi dal limite del 6%, 7% di ribasso offerto, proprio perché questa è la regola non scritta di questo metodo di aggiudicazione.

     Beh, è possibile! Vi facciamo sentire, a tal proposito, cosa afferma sul punto il Presidente della Regione, Crocetta,  ai microfoni di Matrix il 9 marzo 2014 (     Allegato 6     ): nemmeno il giocatore più incallito avrebbe osato bluffare ad un tavolo di poker così come pretende di continuare a fare questo Crocetta con tutti i Siciliani!

   In effetti la procedura dell’offerta economica più vantaggiosa, senza entrare nel campo, squisitamente tecnico, che dovrebbe valutare, tra l’altro, la commistione fra requisiti soggettivi di partecipazione ed elementi oggettivi di valutazione dell'offerta, si configura come unico criterio di aggiudicazione applicabile per l'affidamento dei Servizi di architettura ed ingegneria, dato che trattasi di specifici Servizi che richiedono una valutazione dell'offerta non limitata al solo elemento prezzo ma estesa anche ad elementi relativi all'aspetto tecnico dell'offerta stessa: certo, ma tutto ciò se la gara viene bandita dal Comune di Roccafiorita ed il progetto che va in gara è effettivamente definitivo, si limita, cioè, a fornire delle linee guida anche se abbastanza puntuali e non se la gara viene bandita dal massimo Organo tecnico amministrativo regionale esperto di problematiche ambientali, dei rifiuti etc… che stabilisce, nel merito tecnico, metodi, finalità ed obiettivi.

     Non è nemmeno l’urgenza di risolvere questi problematiche che si può invocare per giustificare procedure così aberranti: proprio a Gela sono stati spesi a) circa 1,5 milioni di euro per realizzare un impianto di smaltimento inerti con annessi costosissimi macchinari (AllegatI 1 e 2), collaudati da oltre dieci anni, mai utilizzati; b) un impianto di compostaggio per oltre 10 miliardi di vecchie lire, da oltre un anno collaudato e mai utilizzato (l’A.T.O. Cl2 ha di recente firmato un contratto con un altro ATO per smaltire l’umido proveniente dalla raccolta differenziata – che avrebbe dovuto essere trattato a costi irrisori, anzi traendone un qualche vantaggio economico, in casa propria con l’impianto di compostaggio già realizzato - a circa 85 euro la tonnellata! -  vedi Allegato 3) senza che alcuno, Struttura commissariale regionale compresa, si sia sentito in dovere di far funzionare, per il bene della collettività amministrata, questi macchinari costati miliardi di vecchie lire.

     Qualcun altro potrebbe pure osservare: vengono richiesti dei requisiti capestro anche per chi questi progetti deve rendere esecutivi, e sempre questo qualcuno potrebbe, sorridendo, domandarsi: ma se l’obbligo di progettare gli interventi viene assegnato alle stesse imprese che vogliono partecipare, che rischiano  capitali propri, perché mai vengono richiesti per i progettisti dei requisiti degni di qualche inarrivabile scienziato dei rifiuti, dal momento che il rischio progettazione è completamente a carico delle imprese partecipanti?

    La risposta può essere una e una sola.

    E perché ancora vengono messe in gara, cinicamente ed in dispregio di una situazione economica e finanziaria al limite del collasso, delle opere di importo faraonico senza alcun motivo pratico ed aderente alla situazione attuale?

    Luciana Savagnone, presidente della Sezione Sicilia della Corte dei Conti, ha centrato, in generale, gli esatti termini della questione quando afferma che “La corruzione della classe politica in Sicilia è dettata solo da un’incontrollata smania di ricchezza e di potere”; solo un’incontrollata smania di potere, infatti, può partorire delle iniziative folli quali quelle poste in essere con la prossima realizzazione delle 4 piattaforme di trattamento dei rifiuti, di cui stiamo parlando, del costo di circa trecento miliardi di vecchie lire: procedure veloci, gare per pochi intimi, sia per appaltatori che per progettisti, ribassi minimi, costi enormemente gonfiati, risultati certi, drenaggio assicurato per continuare ad alimentare e  gestire un potere altrimenti sfuggente per pochezza di attributi intellettuali, competenze misere e quozienti intellettivi da prefisso telefonico, acari ed afidi vari che prosperano e che nemmeno con il napalm si riuscirebbe a debellare.

    A questo punto, poca importanza ha se anche l’appaltatore/i beneficiario/i di questi appalti è sempre lo stesso: la rivoluzione Antimafiosa degli appalti pubblici in Sicilia consiste proprio in questo, predeterminare con dei meccanismi a tenaglia il percorso tecnico-amministrativo, ovviamente approfittando delle deroghe ad hoc, confezionando un vestito che può andare bene a diversi ipotetici questuanti anche senza requisiti specifici, pronti a soddisfare a loro volta qualunque smania di ricchezza e di potere.

    Rivolgersi a costoro ammonendoli che se mai hanno denunciato, in passato, con coraggio e determinazione, il pizzo preteso dai mafiosi, ora hanno doppio motivo per denunciare il Ministro dei lavori pubblici dell’Antimafia e tutti i luogotenenti ed affini che, peggio dei mafiosi, vorrebbero tenere sotto scacco la Sicilia alimentando un sistema di potere becero e meschino destinato a portare allo sfacelo l’intera Regione, è tempo perso: questa è gente con la schiena diritta, per lo più abituata a lavorare dalla mattina prima dell’alba fino a sera, tutto il giorno, tutti i giorni, senza conoscere giorni festivi o ferie, con l’obiettivo di salvaguardare l’Azienda di famiglia e le maestranze: se si sono ribellati al pizzo preteso dai mafiosi nella convinzione che lo Stato tornasse a garantire regole certe, la raggiunta consapevolezza che poco cambia se si ha a che fare con la Mafia o con le Istituzioni, ne ha fatto accartocciare la schiena e li ha resi proni alla potente cricca politica di potere di turno.

    Bene, cioè male, dopo tutto questo preambolo, poiché è il momento di azzerare le chiacchiere, e giusto per capire quanto questo Governatore siciliano, il suo sodale, ass.re Marino, e gli yes-man cui abbiamo fatto cenno, non hanno ragionato, nel predisporre questi faraonici interventi, perseguendo economicità e trasparenza, delle quattro piattaforme di trattamento dei rifiuti entriamo nel dettaglio di quella di Gela.

    Avete preso le solite pillole (fenazil, plasil)?

    Bene, ecco la situazione.

    A Gela esiste una discarica controllata di rifiuti solidi urbani in funzione da circa 14 anni, giunta quasi all’esaurimento.

    Già circa tre anni fa l’Assessorato regionale all’Energia aveva dato il Nulla-osta alla progettazione esecutiva necessaria per provvedere all’ampliamento della discarica stessa, ma la richiesta di finanziamento delle spese necessarie per approntare i primi sondaggi geognostici del terreno è stata disattesa dall’Assessorato Regionale stesso.

    Parallelamente, poiché l’Autorizzazione Integrata Ambientale era stata rilasciata dall’Assessorato Regionale al Territorio a condizione, tra l’altro, di realizzare l’impianto di biostabilizzazione, per adeguarsi alla legislazione di Settore vigente, nel giro di un paio di mesi fu predisposto dall’A.T.O. CL2 competente il progetto esecutivo che nel mese di febbraio del 2012 è stato approvato dall’Assessorato regionale al Territorio (Allegato 4).

    Nel frattempo, subentrando alla guida dell’A.T.O. CL2 un pericoloso delinquente, tutt’ora in carica, nessuna richiesta di finanziamento dell’opera, pare, sia stata inoltrata all’Assessorato competente.

    Nel 2013, frattanto, la Regione Sicilia, sotto il rischio di subire una procedura di infrazione da parte dell’U.E., come già subita dalla Regione Campania nel 2010, per non avere risolto i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, nonostante 10 anni di Commissariamento, evidentemente, cerca di sfruttare proprio questa emergenza nell’emergenza, acquisendo qualche centinaio di milioni di euro dall’Unione Europea e montando il “sistema”, prima ampiamente illustrato. 

  Si precipita a Gela con qualche tecnico dell’Assessorato regionale all’Industria, acquisisce copia del progetto esecutivo dell’impianto di biostabilizzazione già approvato nel 2012, che qualche idiota consegna all’ingegnere Ciro Azzara, del Dipartimento Rifiuti, il quale scopiazza la relazione e, per il resto (non saltate dalla sedia), si inventa un nuovo progetto dell’impianto del costo di circa 25 milioni di euro, contro i nemmeno 5 milioni di euro del progetto esecutivo già approvato dalla Regione nel 2012: 20 milioni di euro di “panna montata” indifendibile e a chiarissima dimostrazione di quanto abbiamo detto all’inizio.

    Che dire?

   La palla dovrebbe ora passare ad altri, a coloro i quali hanno giustamente cucinato in padella tutti coloro i quali, in Regione, si sono truffaldinamente interessati diformazione professionale”, “grandi eventi”, “acquisti di borse e collane”, “rimborsi di improbabili trasferte nell’altro emisfero”, “rimborsi di mance ai camerieri”, "rimborsi di abbonamenti a Sky", milioni di euro (3 milioni di euro - vedi Allegato 5) elargiti dal Governatore siciliano per la sua “residenza” di Tusa”, ed approfondire la questione in tutti i suoi risvolti.

    E’ questo segnale forte che deve partire da questa buttanissima Sicilia (senza offesa, riprendo a prestito un'azzeccata imprecazione di Pietrangelo Buttafuoco) che di Lupi mannari, Crocette, Agrumi stagionati ed ex Magistrati insoddisfatti ne dovrebbe avere piene le palle.

 

 

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Il lucrosissimo Servizio di raccolta dei rifiuti a Gela prima, durante e dopo la sindacatura Crocetta - CAPITOLO 1° - 4a Parte -

06.06.2013 12:04
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