OPERAZIONE “Ghe pensi mi ...”

La Sentenza farlocca del giudice Lirio Conti

Dopo circa dodici anni di permanenza al Tribunale di Gela, il Giuice Lirio Conti, originario di Niscemi, nel mese di febbraio dello scorso anno prende servizio al Tribunale di Caltanissetta; tra le pendenze da definire al Tribunale di Gela c'è la conclusione di un processo per rito abbreviato durato circa tre anni. E'  il 19 dicembre 2013 che

Lirio Conti firma la Sentenza n. 102 (Allegato 1) relativa al processo penale in questione a carico di 9 persone, tra imprenditori privati, dirigenti e tecnici dell'A.T.O. Cl2 (vicini all'ex sindaco di Gela, Crocetta, ed all'attuale Sindaco Fasulo) accusati di vari reati, tra cui la turbativa d'asta, l'abuso di ufficio etc... : tutti assolti!  (segue...)

 

 

 

          6 maggio 2012:

"Gela è uno dei pochi posti in cui la Giustizia

 non ha mai girato a vuoto ..."

 

OPERAZIONE “La montagne a accouché d’une souris”

Il rinvio a giudizio dell'ing. Renato Mauro

Colpito, probabilmente, da un senile delirio di onnipotenza, il Direttore Generale, abusivo, del comune di Gela, ing. Renato Mauro, lo scorso mese di febbraio, ha preso carta e penna e, con una circolare indirizzata al Sindaco, al Segretario Generale, ai Dirigenti comunali, ai Consiglieri comunali ed ai Revisori dei Conti del comune di Gela, diffonde (Allegato 1) un comunicato contenente una serie di cazzate al solo scopo di denigrare pesantemente e gratuitamente un dipendente comunale, di cui fa il nome, ed altri ex dipendenti che, forse con un barlume di lucidità e di codardia, non identifica, ma indica genericamente come notoriamente legati ad ambienti mafiosi e criminali.

Nel giro di qualche mese, il solerte Giudice D’Antona, della Procura della Repubblica di Gela, esperita la fase istruttoria, dispone il rinvio a giudizio dell’ing. Mauro per diffamazione, ai sensi dell’art. 595, comma 1 e 2, del codice di procedura penale (Allegato 2) e lo manda, diritto, diritto davanti il Giudice di Pace.

   Sembrerebbe un atto di coraggio quello compiuto dal Sostituto Procuratore D’Antona se non fosse che, in redazione, qualcuno ha avanzato l’ipotesi che anche questa volta l’ing. Mauro, caposaldo della premiata cricca del Presidente Crocetta, del Sindaco Fasulo & Soci, ha avuto dalla Procura della Repubblica di Gela un trattamento di riguardo; vi spieghiamo perché … ( segu e...)

(Allegato 1(Allegato 2)(Allegato 3)

 

Operazione “Swimming pool”

La piscina abusiva della Giunta Crocetta di Gela

 

Tiene banco, tanto per cambiare, della serie “come mi sbarazzo dell’ennesimo assessore per cercare di mantenere a galla un Governo regionale più che traballante”, l’affaire dell’Ass.re regionale Sgarlata e della sua piscina privata (costruita in elevazione e, perciò, a quanto pare, anche smontabile).

Peccato che Crocetta utilizzi un argomento (la costruzione della piscina smontabile dell’ass.re Sgarlata) che ancora una volta ne esalta le eccelse doti di quaquaraquà (termine fonosimbolico della lingua siciliana riferita ad una persona particolarmente loquace, ma priva di capacità effettive, per questo ritenuta scarsamente affidabile) Il quale usa il pugno duro contro un presunto illecito edilizio (tutto da provare) di un suo assessore, ma chiude gli occhi  su casi molto più gravi, difendendo l’indifendibile, non tenendo conto, persino, di averne, lui personalmente ed i suoi scagnozzi, combinate di peggiori quando era Sindaco di Gela (segue...)

 

(Allegato 1(Allegato 2)(Allegato 3)(Allegato 4(Allegato 5

 

       

 

TRE MASCALZONI?

IL GIUDIZIO A CHI LEGGE

OPERAZIONE “FALSE PAPERS” - Storie maledette

Questa volta prenderemo per mano chi legge e lo accompagneremo nel regno di Oz; anche qui, come nell’omonima saga, incontreremo un Leone senza coraggio, uno spaventapasseri senza cervello ed un uomo, si fa per dire, di latta, semianalfabeta, malvagio e senza cuore: compito di chi legge individuarne i profili. (  segu  e...)

 

(  Allegato 1(Allegato 2)(Allegato 3)(Allegato 4)

 

I principi della turbo-dinamica

OPERAZIONE "MINESTRA CUNZATA 5"

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Esiste una via d’uscita dalla minaccia del disastro sociale oppure l’oscenità della violenza e della prepotenza della criminilaità istituzionale in certo zone del Meridione rischia di annebbiare la vista e impedirci di capire che certa Antimafia 2.0, parolaia, autoreferenziale, trascurando o perdendo ogni rapporto con la realtà esterna e la complessità dei problemi cha la caratterizzano, costituisce un pericolo non inferiore alle Mafie che, a parole, dice di combattere?  

Certo che il panorama è desolante se anche i giovani amministratori, le speranze di domani, si premurano di scattare dei selfies con il Presidente del Consiglio di turno, piuttosto che minacciare, con serie e taglienti argomentazioni, un accenno di lotta  politica senza quartiere a chi ritiene di poter continuare a prendere in giro i Siciliani. 

Minestra cunzata 5 approfondisce le gesta del politicume locale e regionale offrendo uno spaccato impressionante che ci dà, ancora una volta, un'idea di che cosa è capace di organizzare un Presidente della regione tanto finto naif quanto terribilmente spregiudicato nello scegliersi i vertici burocatrici regionali, utili al perseguimento di obiettivi tanto truffaldini quanto maldestramente scoperchiabili.   ( segue...)

 

( Allegato 1) (Allegato 2) ( Allegato 3 )

     ing. Crocifisso Cassarà, progettista

    del Servizio di smaltimento dei rifiuti

OPERAZIONE MANGIAFUOCO

 

Parliamo del Sindaco di Gela, Angelo Fasulo (nella terza foto dall'alto

con l'avv. Giuseppe Panebianco, truffaldino liquidatore dell'A.T.O. Cl2),

49 anni avvocato, e del suo Assessore multiforme e associazionista

avv. Giuseppe Ventura (quarta foto a destra), 39 anni, pure lui avvocato 

ed esperto legale in imprese ed Enti pubblici:

 hanno preferito coprirsi di ridicolo e fare la figura degli idioti,

rilasciando due separate interviste demenziali ad una Tv locale, 

piuttosto che assumersi la piena responsabilità di avere consentito che

 dei ragazzini minorenni vengano sfruttati per 6 ore al giorno, a respirare

i miasmi di alcune improbabili isole ecologiche (in realtà, degli immondezzai 

a cielo aperto!), senza avere consultato l'Ispettorato del Lavoro, senza

misure di protezione e salvaguardia, senza avere visto e consultato

il Capitolato Speciale di Appalto che regola il Servizio di raccolta

dei rifiuti solidi urbani di Gela, in barba alle Leggi di Settore (pare che ci sia una sola 

Associazione in Sicilia abilitata a questo genere di prestazioni), alle norme

di salvaguardia per la salute dei minori e l'accertamento della loro idoneità fisica, e tutto ciò per 

una controprestazione economica di 250 euro mensili: 

Gli Stati riconoscono il diritto di ogni minore ad essere protetto

contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad

alcun  lavoro che comporti rischi o sia  suscettibile di porre 

repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o

 al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”: 

così dice l’articolo 32 della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

(segue: 

la denuncia alle Autorità competenti 

del Sindaco, avv. Angelo Fasulo, 

del progettista, ing. Crocifisso Cassarà

e del r.u.p., ing. Concetta Meli ...)

 

 

 

OPERAZIONE TRANSFORMERS

E’ un percorso truffaldino iniziato diversi anni fa: ne avevamo già 

delineato, su questo blog, i passaggi fondamentali nel pezzo:

Le Spese folli 

dell’A.T.O. Cl2 con l’avallo del Sindaco Angelo Fasulo e dei suoi amici”, 

lo riprendiamo oggi perchè la tracotanza e la sicumera dell’ex Sindaco Crocetta, 

dell’attuale Sindaco di Gela, avv. Fasulo, e del “parterre” 

che tiene loro bordone, chiude un cerchio che mai avremmo pensato

si potesse spingere financo ad importare, dalla Campania, la camorra a Gela

evidentemente pezzi importanti collusi del Tribunale di Gela hanno garantito, ai massimi livelli,

 il perfezionamento “senza danni” di un percorso, dicevamo, truffaldino e,

 aggiungiamo oggi, se le ultime notizie camorristiche sul conto della Tekra

dovessero essere confermatepiù folle che mai.    (   segue ...   )

 

* * * * * * * * * *

 

 

MOLTO PIù CHE UNA COMBRICCOLA, MEGLIO ANCORA: UN FENOMENO ... 

NO! 

C'è UNA COSCA ALL'INTERNO DEL TRIBUNALE DI GELA?

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Il potere della Magistratura negli anni si è andato allargando oltre l’alveo che le è proprio, creando una vera e propria distorsione istituzionale della macchina della giustizia con alterazione dell’equilibrio tra i vari poteri e funzioni dello Stato.  (segue ...

(Allegato 1)(Allegato 2)(Allegato 3)(Allegato 4)

 

 

OPERAZIONE "MINESTRA CUNZATA 4"

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La differenza tra la nostra Isola e i luoghi “gioiosi” dell’Expo di Milano e del Mo.S.E. di Venezia è che dalle nostre parti esiste e resiste un muro di gomma che continua a tenere al sicuro i grandi protagonisti di truffe milionarie: Chi è che protegge questa Antimafia di carta e chi decide cosa? (segue ...)

 

* * * * * * * COMING SOON * * * * * * * * * OPERAZIONE "FACCIA DI BASOLE" * *: L'assessore ai dd.pp. (disastri pubblici!) geom. Casano, il sindaco, avv. Fasulo, le strumentali informative antimafia atipiche e le "minestrine cunzate" gelesi

     

Il Sindaco di Gela, avv. Angelo Fasulo    L'Ass.re ai dd.pp., geom. Casano

* * * * * * * * * * COMING SOON * * * * * * * * * *: L'ultima furbata di Fasulo e Fava: direttori di due orchestre piuttosto stonate!

 

 

 

OPERAZIONE "MINESTRA

CUNZATA 3"

 

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Com’era prevedibile, il Governatore Crocetta

si è liberato anche di Nicolò Marino, assessore servizievole sì,

ma anche ingombrante.

Ebbene,

ora che finalmente la maggior parte dei Siciliani si è resa conto che razza di Presidente della Regione è stato eletto e quali figuri pretendono di tenere sotto scacco uno dei più grandi partiti popolari in Sicilia, possiamo riprendere alcuni passaggi cruciali della questione anche per cercare di ridurre sull’opinione pubblica l’impatto negativo dei Mass Media, per la maggior parte compravenduti alla cricca di potere che fa capo al Ministro dei ll.pp. dell’Antimafia e a Crocetta.

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Dimostrando adesione alla filosofia di Orazio, Pietrangelo Buttafuoco nel suo ennesimo, spumeggiante ed inarrivabile “pezzo”, pubblicato sul “Foglio” di qualche giorno fa, a commento delle gesta per niente eroiche del Governatore della Sicilia, chiude con il pessimistico “comu finisci si cunta”.

Beh, avrebbe avuto di che essere ancora più pessimista e disincantato se avesse avuto modo di acquisire contezza di alcuni accadimenti che dovrebbero essere dei punti fermi da cui partire per un’analisi, ahimè tanto più spietata quanto reale del modo di essere del Governatore Crocetta e della sua banda.

Ed allora.

Il bacino del mediterraneo è stato solcato per lungo tempo da levantini astuti e spregiudicati, sempre pronti a spingersi oltre ogni limite geografico e culturale - in particolare - mercanti dell'est, Fenici prima e Mori poi.

Ma questa parola non connota in maniera sterile il solo commerciante imbroglione: quella di levantino è una connotazione culturale ampia e sfaccettata; il levantino è istrionico, di modi espansivi, caldi ed accomodanti, simpatico e fascinoso, affarista esperto, serpentino e scaltro, fortemente interessato, a volte assai spietato, molto spesso profondamente ignorante: lo stereotipo, in versione transgender, del Governatore di Sicilia.

Oggi che la curva di apprendimento, da parte dei Siciliani, delle verità rubate e delle coscienze manipolate da Crocetta e dal crocettismo si è fatta molto più ripida possiamo riprendere alcuni punti fermi da cui partire per gli approfondimenti del caso.

Dunque, andiamo con ordine, ribadendo che la nostra  è un’operazione di verità, la nostra verità, volta a impedire che un sistema di potere, già ben individuato nei suoi attori principali, prenda totalmente il sopravvento e soffochi ancor più della mafia questa martoriata Isola.

Partiamo, quindi, dal mantra di Crocetta & Soci, che costituisce un vero e proprio strumento del pensiero di questi figuri, e per chiarirne meglio i contorni ricorriamo ad un paragone: in Fisica quando avvengono dei fenomeni ripetuti nel tempo, con le stesse modalità ed alle  stesse condizioni al contorno, si parla di obbedienza ad una legge (fisica); ecco, quindi, che nel Crocettismo non è difficile rintracciare l’applicazione di una legge, non fisica, ma con caratteristiche di ripetitività da farla definire tragicamente tale: il costante tentativo di cooptazione, con tutti i mezzi ed a tutti i costi, o di chi può dare lustro gratuito alla sua immagine piuttosto opaca ed al suo curriculum evanescente (pensiamo ai Borsellino, Battiato, Zichichi), o irrobustire il suo consenso elettorale  (pensiamo ai Leanza, Cardinale, Mollica, Montante, Ciancio e via elencando) o di chi, per dovere, intralcia il cammino della cricca e deve essere neutralizzato: o con le lusinghe di una carriera molto più gratificante per sè e/o per i suoi parenti prossimi (pensiamo ai Malafarina e Marino) o con una stroncatura più netta e repentina possibile; ovviamente chi beve l’amaro calice di Voldemort-Crocetta ne deve diventare fedele interprete e devoto yes-man.

Basta, quindi, anche una mancata condivisione del Crocetta-pensiero (che, comunque, è ondivago molto più del pur tormentato golfo del Leone) o un infortunio autonomo (cioè non causato dallo stesso Crocetta) per essere spazzati via in malo modo (e il nostro pensiero va a Zichichi che, quando Crocetta era sostenitore dei no-Muos e osteggiava l'antenna militare voluta dagli Usa, si era permesso di dichiarare pubblicamente  che non era pericolosa per la salute, oppure a Battiato reo di autonomi apprezzamenti poco lusinghieri nei confronti delle inquiline del Parlamento italiano); ovviamente, se qualche, diciamo così, grave infortunio amministrativo è, invece, opera di qualcuno dei suoi, ma dallo stesso Crocetta ispirato, per quanto possa essere abominevole non scatta nessuna ritorsione (pensiamo all’Ass.re Borsellino e la vicenda Humanitas), anzi.

Bene, chiariti questi postulati, possiamo addentrarci nelle questioni riguardanti più direttamente Crocetta ed il suo ex assessore, Nicolò Marino: sì perché, con una campagna di stampa piuttosto stucchevole e ripetitiva, si è cercato, di recente, di veicolare un’immagine pubblica di questo Signore, ovviamente a parere di questo Blog, non corrispondente al vero.

I peana recentemente sciolti a favore dell’ex Assessore Marino da alcuni rappresentanti politici, oppositori del Governatore,  ci hanno convinto ancor di più quanto fosse necessario ribadire, ancora una volta, ciò che dovrebbe essere noto già da tempo.

Dunque.

Torniamo indietro nel tempo di qualche anno: siamo nel mese di maggio del 2009, la politica si dibatte nell’individuazione dei candidati per le elezioni al parlamento europeo del 6 e 7 giugno; c’è un Sindaco (Crocetta) che scalpita per scippare, a tutti i costi, una candidatura e, una volta ottenuta, l’unico atto, per così dire, apparentemente politico, che fa consiste in una feroce denuncia di un p.m. di Catania, Carlo Caponcello, individuato, secondo Crocetta immeritatamente, tra i 6 papabili in predicato per la nomina alla D.N.A. (Allegato 1).

Che cosa c’entrasse, direte voi, Crocetta, fino a quel momento occupatosi di affari comunali, con la designazione di Caponcello alla Procura Nazionale Antimafia, fino al punto di scomunicarlo pubblicamente, ha una possibile chiave di lettura nel prosieguo.

Alla D.D.A. di Caltanissetta, infatti,  opera un altro p.m., Nicolò Marino, con un trascorso professionale piuttosto tormentato, al punto che, probabilmente, se gli fosse stato chiesto di elencare i nominativi delle persone che più aveva in simpatia, il suo collega Carlo Caponcello non sarebbe stato sicuramente in lista (Allegato 2).

Ecco, quindi, che si realizza una sceneggiatura degna di un premio letterario: Crocetta, sindaco di Gela, offre, con la dichiarazione riportata nell’Allegato 1, a Marino, sostituto procuratore della d.d.a. nissena, un assist formidabile: taccia il suo collega Caponcello, probabilmente fonte dei suoi guai professionali (Marino chiese trasferimento dopo avere avuto diversi contrasti con i vertici della Procura nel cosidetto ‘caso Catania’, divergenze su come affrontare inchieste  sulla  pubblica amministrazione  e  tra  queste  lo  scandalo per la costruzione del nuovo ospedale Garibaldi di Nesima – n.d.s.) di indegnità professionale per metterne in discussione la sua designazione alla prestigiosa D.N.A. .

Dicevo, un assist formidabile e, per ciò stesso, aggiungiamo, degno di grandissima riconoscenza, o, quantomeno, fonte di grande imbarazzo per il p.m. Marino perché, con una coincidenza che ha dell’incredibile, pare che lo stesso p.m. stesse indagando da quasi due anni proprio su Crocetta e l’indagine, siamo sempre nei primi giorni del mese di maggio 2009, era arrivata quasi al termine.

A detta di chi era stato delegato a coordinare le indagini per conto del p.m. Marino, pare che fossero state raccolte consistenti prove di collusione dello stesso Crocetta con ambienti malavitosi gelesi e di una sua gestione piuttosto allegra e disinvolta della macchina comunale di cui era Sindaco da ben 7 anni.

Ebbene, da allora, niente più si è saputo delle oltre 1600 pagine dell’istruttoria che vedeva pesantemente coinvolto Crocetta; l’opinione pubblica ha solamente potuto prendere atto della gita a Bruxelles del p.m. Marino, invitato da Crocetta, con la scusa di un improbabile convegno antimafia, in realtà, a quanto pare, per festeggiare, insieme ad un paio di centinaia di altri invitati, provenienti dalla Sicilia e dalla Sardegna, a spese della Comunità Europea, il suo compleanno l’8 febbraio 2012 (Allegato 3 e Allegato 4), della successiva nomina ad Assessore regionale della Giunta Crocetta dell’ex p.m. Nicolò Marino e delle reiterate menzogne di Crocetta stesso che, da Governatore della Sicilia, ha negato l’evidenza dei fatti fin quì narrati (Allegato 5).

E a questo punto potremmo anche metterci una pietra sopra i ripetuti, velleitari tentativi di chicchessia di accreditare all’ex p.m.  Marino un’immagine che, riteniamo, non ha e che, veicolata, darebbe, comunque, immeritato lustro anche al Governatore nel momento stesso in cui questi l’aveva chiamato a recitare un ruolo politico.

No, le alchimie e le mire del Governatore Crocetta erano ben altre e la lampante conferma di tale assunto sta proprio nei termini della defenestrazione di Marino: la mina vagante, rappresentata dal p.m. antimafia di Caltanissetta, era stata definitivamente disinnescata pubblicamente nel momento stesso della cooptazione di Marino ad Assessore regionale, ragione per cui, successivamente, senza più problemi, poteva essere cacciato via per far posto a qualche altro accreditato questuante utile a far quadrare un cerchio piuttosto problematico; la controprova: ceteris paribus l’Assessore Borsellino, responsabile della vicenda Humanitas, avrebbe dovuto essere defenestrata con immediatezza, il chè non è stato.

Così come il fido Malafarina che, pressato dalle domande taglienti del Caporedattore di un famoso Settimanale di politica e cronaca nazionale del gruppo De Benedetti, nel corso di un’intervista telefonica, lo scorso 9 ottobre 2012, confida, ed ammette quindi, che in effetti Crocetta ed un pericoloso killer della mafia erano amanti: tre precisazioni a questo punto, con la prima si vuole sottolineare che Malafarina fa questa grave affermazione, evidentemente, a seguito di accertamenti fatti nella precedente qualità di ex vicequestore di Gela (all’epoca della telefonata-intervista rilasciata al Settimanale in questione,  ripetiamo, il 9 ottobre del 2012, Malafarina era già candidato-deputato regionale nel Listino di Crocetta), la seconda precisazione riguarda proprio l’intervista telefonica del Settimanale a Malafarina durante la quale lo stesso Malafarina confida al giornalista la natura imtima dei rapporti tra Crocetta ed il killer mafioso: avrebbe dovuto essere pubblicata sul numero in edicola il 18 ottobre 2012, trattandosi di notizia, a detta dello stesso giornalista, di rilevante interesse pubblico, ma non vide mai la luce per motivi, ad oggi, rimasti misteriosi; la terza precisazione riguarda la conclamata, irredimibile vocazione di Crocetta a mentire su questioni di rilevante interesse pubblico (Allegato 6).

Ma la vicenda non finisce qui, anzi, prende le mosse proprio da quanto fin quì spiegato.

E per evitare di prolungare oltre il fastidio di una lettura, probabilmente interessante, ma altrettanto probabilmente prolissa, veniamo subito a quella che riteniamo la madre di tutti gli inghippi e di cui, in precedenza, avevamo già diffusamente parlato: le gare di appalto, messe su dal Dirigente del Dipartimento Regionale delle Acque e dei Rifiuti, dott. Marco Lupo, persona di assoluta fiducia del Governatore Crocetta e dell’ex Assessore all’Energia, Nicolò Marino, concepite e gestite con meccanismi tali da far presumere un interesse strumentale atto a turbarne gli esiti.

Dal momento che anche illustri deputati regionali di vertice dell’opposizione continuano a far finta di essere nel Paese dei balocchi di Collodiana memoria, e continuano a considerare il Governatore solo un birbante, novello pinocchio, costoro, prima o poi, dovranno pur rendersi conto e, conseguentemente, argomentare sul fatto che all’interno dell’Assessorato Regionale all’Energia è stata, presumibilmente, creata una vera e propria associazione a delinquere dedita alla spartizione di grossi appalti pubblici per centinaia di milioni di euro: tutti, o quasi,  i chiarimenti e gli spunti del caso sono già stati forniti precedentemente (basta rileggere la prima puntata di questa inchiesta o ascoltare l’Allegato 7, laddove, ancora una volta, intervistato a MATRIX, Crocetta dimostra la sua incredibile sfrontatezza, attribuendo al metodo di gara dell’offerta economica più vantaggiosa  - sistematicamente utilizzato dal suo Assessorato Regionale all’Energia - un fine truffaldino), ragione per cui, come abbiamo preannunciato all’inizio, all’ex Assessore regionale Marino e Soci, per dirla con Striscia la notizia, a nostro parere, dovremmo consegnare semplicemente un tapiro di latta, per avere pensato di saltare dalla diligenza della Magistratura al ben più remunerativo e mediaticamente teatrale proscenio della politica, semplicemente distraendosi dai propri compiti.

Se su Crocetta, Marino, Lupo & Associati, oltre che destinatari del tapiro di latta, qualcuno si decidesse ad aprire, sul punto, una indagine seria, saremo quì, ed altrove, a fornire eventuali ulteriori spiegazioni e a darne conto e ragione.

Una considerazione, infine, ci preme sottolineare e cioè: Raffaele Lombardo è stato condannato, in primo grado, a 6 anni e 8 mesi di reclusione per concorso esterno alla mafia; Salvatore Cuffaro ha preso 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione del segreto istruttorio: qualche storico, esperto di Cosa Nostra, ha argomentato che sono le sofferenze, le morti e le stragi che hanno ferito la Sicilia ad aver fatto nascere nell’Isola, prima che in altre Regioni del Sud Italia, una sensibilità istituzionale e pubblica, una forte consapevolezza nella Società civile e una reazione con effetti profondi, i cui ultimi sviluppi hanno fatto sì da rendere mature le condanne dei due ex governatori.

Non crediamo, affatto, che le cose stiano nei termini anzidetti o, almeno, anche in questo caso i conti sembrano non tornare.

Un esempio, su tutti:

Il boss Enzo Aiello, ritenuto il capo provinciale di Cosa Nostra, al vertice del clan Santapaola, mentre parla a telefono con un geologo vicino al Governatore Lombardo, il 20 aprile del 2008, con riferimento a presunti accordi siglati con i vertici del Movimento per l’Autonomia, sbotta: “Ma scusa, ma allora questi voti perché glieli abbiamo dati?: questa conversazione è, a quanto pare, una delle prove che hanno inchiodato Lombardo.

Bene.

Il boss gelese pentito, Rosario Trubia, nel corso di un interrogatorio del 17 gennaio 2007 (Allegato 8) dichiara tra l’altro, a proposito del Governatore Crocetta: … Il Sindaco (Crocetta) è stato portato dalla malavita di Gela … gli Stiddari me lo hanno rinfacciato … non lo portaste voialtri questo che ora sta facendo un macello?”.

Con tutto il rispetto per le analisi storiche di chicchessia, qualcosa non torna, oppure, è questo il dubbio:

è proprio quella stessa sensibilità istituzionale e pubblica e quella stessa forte consapevolezza nella Società civile che hanno fatto maturare le condanne dei Governatori  Lombardo e Cuffaro che oggi suggeriscono ai più di non far fare la stessa fine a Crocetta, più mascariato dei due Governatori che l’hanno preceduto (per ammissione dello stesso Malafarina era addirittura l’amante di uno dei killer mafiosi più spietati di Gela), perché, a differenza dei due, è divenuto, per una parte della Magistratura, simbolo dell’Antimafia, utile strumento della sua attività e veicolo di notorietà, avanzamenti di carriera e prebende per diversi personaggi oggi ai vertici di importanti Istituzioni?

Mhhh ……. anche messa così i conti non tornano perché se è forte la sensazione che, da tempo, in Sicilia siamo tornati ad una fase precedente alla nascita dello Stato di diritto, non è revocabile in dubbio la certezza che così operando si è data la possibilità ad una cricca, qualitativamente molto poco assortita, di impadronirsi della Sicilia, di spadroneggiare di più e peggio dei mafiosi, al punto di consentire, ad esempio, che venga assassinato alle spalle colui il quale, pur essendo un pericoloso pluriomicida, stava esercitando il suo sacrosanto diritto di scappare dalle Forze dell’Ordine che lo avevano sorpreso nel suo covo di latitante, senza che lo Stato, successivamente, premiando, probabilmente con una promozione, chi aveva premuto il grilletto, chiarisse le regole di ingaggio del commando spedito alla caccia del latitante, che, messo a tacere per sempre, ci ha impedito, tra l’altro, di avere conferma delle sue interessantissime simpatie elettorali, oppure di assistere impotenti alle gesta di 42 signori che, pur di garantirsi altri tre anni di stipendio di deputato regionale, votano una legge, incostituzionale, con la quale i cinque milioni di siciliani e i loro figli saranno condannati a pagare per i prossimi trent’anni, con l’addizionale IRPEF dello 0,50%,  un mutuo di duemila miliardi di vecchie lire, per di più e a quanto pare, non per dare ossigeno alle imprese siciliane ma per pagare i debiti contratti con le grosse industrie farmaceutiche e garantirsi la parificazione della Corte dei Conti sul Bilancio 2013, che gIà, a fine dicembre, aveva un buco di 320 milioni di euro!

Ça va sans dire, mon chèr Pietrangelò: altro che “comu finisci si cunta!”.

 

 

 

OPERAZIONE "MINESTRA CUNZATA 2"

19 marzo 2014 - Audizione dell'Assessore regionale Marino alla Commissione regionale Antimafia
 

     A seguito dei segnali “inquietanti e preoccupanti” lanciati dall’Ass.re regionale Nicolò Marino, il Presidente della Commissione regionale antimafia, On.le Nello Musumeci, ha convocato, lo scorso 19 marzo,  in audizione, lo stesso Assessore Marino: in scaletta, ha preannunciato le prossime audizioni dell’Assessore regionale al Territorio, On.le Lo Bello, del dott. Lupo, dirigente generale dell’Ass.to reg,le all’Energia (quello retto da Marino), del dott. Gullo, dirigente generale dell’Ass.to reg,le al Territorio (quello retto da Lo Bello)  ed il Sindaco di Gela, avv. Fasulo.

    Dopo tre lunghe ore di audizione, le cronache locali ci restituiscono un Presidente della Commissione Antimafia regionale allarmato dalle denunce dell’Assessore regionale all’Energia, Nicolò Marino, che, chiamato a rispondere sulla situazione delle discariche in Sicilia, a quanto pare, ha parlato di violazioni amministrative, ipotesi varie di reato, sacche di potere e, persino, di contiguità di imprenditori e pubblici funzionari con personaggi discussi; è per tali coraggiose dichiarazioni che, pensiamo, l’On.le Musumeci, anzi, la Commissione Antimafia tutta, al termine dell’audizione, ha manifestato all’assessore Marino apprezzamento per il lavoro fin quì svolto, ”finalizzato a mettere ordine ed a fare luce in un settore certamente vulnerabile alle pressioni ed ai condizionamenti interni ed esterni”.

    Mhhh … ci siamo persi qualcosa?

    Tra la denuncia piuttosto esplicita e documentata (‘A Minestra cunzata) dei giorni scorsi e, cioè, ripetiamo, gli inciuci appaltizi per centinaia di milioni di euro riguardanti, oltre ad altri grossi appalti, gli impianti di smaltimento dei rifiuti di Bellolampo, Enna, Gela e Messina, inciuci riconducibili senza se e senza ma al Governo della Regione - e quindi al governatore Rosario Crocetta, all’assessore regionale competente, Nicolò Marino, al Commissario dei rifiuti, Marco Lupo, oltre a qualche altro protagonista e comprimario - e la coraggiosa audizione dell’Assessore Marino che cosa è successo?

In realtà, il pedigreè dell’On.le Musumeci non sarà riconducibile, per grinta, ad un dobermann della politica ma la sua statura morale e, soprattutto, il  suo curriculum di pubblico amministratore è di colui il quale ha dimostrato ampiamente di non essersi di certo approfittato delle importanti cariche istituzionali rivestite negli anni per trarne vantaggi personali di sorta: una garanzia, quindi, più che un auspicio, che ci convince che non utilizzerà la sua carica di Presidente della Commissione Regionale Antimafia, per mettere il cappello di liceità e legittimità ad una vicenda tanto squallida quanto devastante.

    Partendo, allora, dalla certezza che le successive audizioni, già programmate, dell’Assessore regionale Lo Bello, dei dirigenti regionali Gullo e Lupo e del Sindaco di Gela, Fasulo, al di là del disvelamento di qualche probabile reciproca ripicca e gelosia, non ci chiariranno un bel niente di quanto è necessario che venga alla luce su questa ed altre vicende similari che, ripeto, dovrebbero chiarirci i ruoli assunti da ciascuno, dal cosidetto Ministro dei lavori pubblici dell’Antimafia all’ultimo degli epigoni di una formidabile cordata truffaldina (che con la Mafia tradizionale poco o nulla c’entra), i prossimi giorni dovrebbero registrare, ne siamo quasi sicuri, una più incisiva attività del Presidente della Commissione Regionale Antimafia, non limitata alle audizioni di chi ha l’interesse a tenere ben fermo il coperchio sulla pentola che bolle, ma, riteniamo, a ben più ampio raggio anche al non secondario fine di dimostrare che la Commissione regionale Antimafia non è una Istituzione di maniera, bensì un efficace braccio operativo al servizio dei cittadini, di chi bene amministra e senza ombrelli disposti ad aprirsi all’occorrenza per  riparare chicchessia.

    Rimaniamo, quindi,  fermi, all’inpiedi, con le braccia conserte, nella vigile attesa di quanto, Organi investigativi politici e Magistrati, avranno il coraggio di chiarirci il prima possibile.

 

OPERAZIONE "MINESTRA CUNZATA 1"

Le turbative d’asta in Sicilia ai tempi del

Ministero dei LL.PP. dell’Antimafia

    E’ del 2 agosto 2013 un “pezzo” di Link Sicilia, foglio siciliano on line di inchiesta, solitamente ben informato, intitolato “Marco Lupo, il domineddio dell’immondizia siciliana”.

    Chiarendo, nel corso dell’articolo in questione, chi è Marco Lupo, questi viene individuato come titolare di un incarico regionale che definire importante è poco: è il Commissario di Bellolampo ed è, soprattutto, il Commissario - udite! udite! - di tutti gli impianti che riguardano il trattamento dei rifiuti…

    In pratica, questo personaggio, che vive nell’ombra, è il ‘garante’ di tutte le più grosse ‘operazioni’ messe in campo in Sicilia in materia di rifiuti.

    Per capirci, parliamo di centinaia e centinaia di milioni di euro: Affari a nove zeri!

    Abbiamo preso spunto da questo articolo, importante perché svela, probabilmente, un comune sentire, per addentrarci nell’ispido e pericoloso sentiero delle turbative d’asta ai tempi del Ministero dei LL.PP. dell’Antimafia siciliana (così recita il  catenaccio di questo pamphlet).

    Già in precedenza avevamo sottolineato l’esistenza di un tavolino degli appalti siciliano, riferendoci con tale allocuzione a quello messo in atto dal novello Ministro dei ll.pp. dell’Antimafia, paradigma, come vedremo, piuttosto sbiadito, del ben più noto tavolino messo su in epoca non molto recente dal Ministro dei ll.pp. della Mafia, Angelo Siino.

    Cambiano i tempi, si sa, e cambiano le mode: anche nelle turbative d’asta ci si acconcia e, come vedremo, con un paragone non del tutto fuori luogo, terremo a dimostrare che, come nella legge elettorale, in vigore fino a qualche mese fa, capovolgendo di fatto le regole, i deputati ed i senatori venivano eletti con decisione dall’alto, così nelle turbative d’asta moderne in salsa siciliana, è dall’alto che vengono decisi i beneficiari, probabilmente più o meno riconoscenti, ponendo in essere dei meccanismi così blindati da non lasciare proprio niente al caso.

    Breve introduzione.

   Sebbene l’affermarsi di forme di governance emergenziale, che consentono di decidere e di governare in deroga alla legge ordinaria, si presenta oggi con una frequenza e un’ampiezza tali da apparire come un connotato sistemico della vita istituzionale e politica, è pur vero che la Corte dei Conti ha più volte denunciato quello che in realtà è un abuso; così come il Consiglio di Stato, investito della questione, ha dichiarato l’illegittimità dei provvedimenti di conservazione di Commissari straordinari in luogo della nomina degli organi legali, allorquando è mancata la giustificazione per la gestione straordinaria o quando questa si è prolungata oltre il ragionevole.

    Nonostante, quindi, la Corte Costituzionale, la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato, chiamati a pronunciarsi su casi specifici di gestioni commissariali, abbiano ribadito e fissato principi e limiti chiari per la legittimità del ricorso a tale prassi (temporaneità dei provvedimenti, sussistenza di grave rischio delle situazioni da affrontare, chiarezza nell’indicazione puntuale  delle norme a cui si deroga, proporzionalità tra la gravità degli eventi e l’utilizzo degli strumenti “eccezionali”, ecc.), si può affermare che la gran parte delle Ordinanze di necessità e urgenza (gli atti di natura amministrativo-normativa attraverso i quali operano i Commissari) sono illegittime e/o tendono a provocare una stabilizzazione del regime emergenziale contraddicendo le stesse finalità per cui vengono istituite.

    Sono illegittime sotto il profilo giuridico perché le deroghe espressamente previste investono interi Settori di normazione anziché norme specifiche e puntuali, come richiesto dalla legge.

    Citiamo, ad esempio, la delibera n. 6/2007/G con la quale la Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale di controllo - aveva evidenziato come la struttura organizzativa dell’emergenza rifiuti “ha perso gli originali caratteri della precarietà ed eccezionalità, e si è configurata come una complessa e duratura organizzazioneextra ordinem”, che si è affiancata a quella ordinaria, bloccandone spesso l’operatività”.

    Questa situazione, prosegue la Corte, “ha favorito una prassi abnorme, che ha portato all’adozione di regimi commissariali derogatori anche per situazioni di pericolo determinate sostanzialmente da inefficienze, ritardi e imprevidenza degli ordinari apparati amministrativi”.

    La stessa deliberazione della Corte dei Conti, con riguardo alla gestione dell’emergenza rifiuti nella Regione Sicilia, segnalava che essa ha registrato una spesa totale di diverse centinaia di milioni di euro, di cui, mediamente, il 21% per stipendi e funzionamento delle sedi.

    Ebbene, era il 1999 quando in Sicilia veniva dichiarata l’emergenza rifiuti; e se persino in Campania, nel 2009, lo stato di emergenza è finito, in Sicilia continua un sistema costoso e inefficiente, e soprattutto improduttivo: la raccolta differenziata nell’Isola è ferma, mediamente, al 7,3%.

    Agli occhi di un osservatore esterno, il sistema della gestione dei rifiuti in Sicilia è pazzesco: da 15 anni c’è lo stato di emergenza; sulla carta si lavora per portare nei binari della normalità un sistema che, come dimostrano molte inchieste, è ad alta infiltrazione della criminalità organizzata; ma c’è una mano invisibile che impedisce la crescita di una normale filiera per la gestione e il trattamento dei rifiuti, un sistema che non solo permetterebbe di superare l’emergenza, ma anche di creare occupazione e posti di lavoro veri, al contrario delle clientele spropositate generate dai vari A.t.o. in questi anni.

    Altro che emergenza: aprire un impianto di questo genere dovrebbe essere, pur nella sua complessità, qualcosa di ordinario.

    Ma c’è l’emergenza. E allora tutto si ferma.

    L’Assessorato è lo stesso di cui la Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti (presieduta da Gaetano Pecorella) scrive nella sua relazione finale: «Il disordine organizzativo appare talmente ben organizzato da far nascere la fondata opinione che esso sia architettato per l’inefficienza della macchina burocratica in modo che ciascun ufficio possa giustificare la propria inefficienza con la presunta inefficienza di un altro ufficio”.

    Tant’è che la Commissione arriva facilmente alla conclusione: “Assolutamente inutile, anzi deleteria, appare allo stato la dichiarazione dello stato di emergenza nella Regione siciliana nel settore dello smaltimento dei rifiuti e la nomina di un commissario delegato, come peraltro avvenuto in passato senza alcun risultato".

    In realtà, in barba alle conclusioni della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, la figura del Commissario Straordinario resiste in Sicilia da oltre 15 anni ed oggi è impersonata dal “Domineddio dell’immondizia siciliana” (così appellato da LinkSicilia): il dott. Marco Lupo.

    Il dott. Marco Lupo è, in effetti, uno dei deus ex machina di questa storia: 45 anni, laurea in Economia e Commercio con 110 e lode, diversi incarichi di vertice, a quanto pare abusivi, in due Ministeri (Pari opportunità e Ambiente) e radici, sempre abusive, ben piantate alla Regione Siciliana dai tempi di Raffaele Lombardo ad oggi, dirigente generale dell’Assessorato regionale all’Energia senza che, a quanto pare e in dispregio della Costituzione, abbia mai vinto un concorso pubblico in vita sua; ma questo ci può stare (dal momento che si può diventare Direttore Generale di un qualche Assessorato regionale anche con requisiti assai meno pregevoli …); quello che non ci sta proprio è l’utilizzo di tali amplissimi poteri derogatori per organizzare un sistema che ci dà significativi spunti per richiamare la teoria delle sincronicità di Junghiana memoria per metterla in discussione: la contemporaneità di due eventi collegati in base al senso, ma in modo acausale, secondo Jung, non ci dovrebbe consentire di pensare ad una loro connessione, in  base ad esperienze simili, però, questo blog nutre serissimi dubbi sulla casualità di determinati eventi.

  Ci riferiamo, in particolare, ad alcuni appalti pubblici di diversi milioni di euro, aggiudicati nel corso del 2013: gli “Interventi di adeguamento ed ampliamento dell’esistente impianto di depurazione di Lampedusa”, per un importo di circa 6,5 milioni di euro, i “Lavori  finalizzati alla sistemazione del versante del vallone  Puntale del villaggio Giampilieri Superiore del Comune di Messina”, per circa 4,5 milioni di euro, affidati con procedura negoziata ed aggiudicati con un ribasso di circa il 6%, i “Lavori del rigassificatore di Porto Empedocle (una maxi commessa di 600 milioni di euro, al 90% di ENEL e per il restante 10% ad altri imprenditori)”, i “Lavori di raddoppio del depuratore di Gela” per oltre 10 milioni di euro, i “Lavori dell’impianto fotovoltaico più grande d’Europa”, per un importo vicino ai 180 milioni di euro.

  Sono procedure di affidamento di lavori pubblici, per importi consistenti, che hanno visto protagonista, in qualche modo e quasi sempre, la struttura commissariale del dott. Marco Lupo e con sistemi di aggiudicazione sempre in deroga alla legislazione vigente:

di riffe o di raffe, pare che in alcuni di questi lavori l’aggiudicatario è sempre la stessa impresa di Gela, in un caso pare addirittura che in gara siano rimaste solo due imprese e che l’iniziale aggiudicataria abbia rinunciato a favore della seconda!

   Come dicevamo sincronicità Junghiane molto ma molto discutibili.

   Ma non basta, perché mentre da un lato il Presidente Crocetta si lamenta delle casse vuote della Regione, con tutte le conseguenze occupazionali e di crisi del caso e grida allo scandalo se il prefetto Aronica, Commissario dello Stato, gli boccia tre quarti di Bilancio regionale, dall’altro vara un piano di spesa di oltre 200 milioni di euro, che affida alla “competenza” gestionale sempre del dott. Marco Lupo, Commissario straordinario, che, a loro dire, riguarda quattro piattaforme integrate per i rifiuti solidi urbani: Bellolampo, Gela, Enna e Messina.

     Ci soffermiamo specificamente su quella di Gela per argomentare quanto preannunciato all’inizio.

    Da un punto di vista squisitamente tecnico il problema che attanaglia da oltre quindici anni la regione Sicilia sul versante dei rifiuti avrebbe potuto essere risolto una volta per tutte sfruttando proprio quest’enorme cifra resa disponibile dall’U.E.:

bastava individuare una ventina di siti baricentrici agli Ambiti (e non solo quattro) da servire per ivi realizzare le piattaforme di trattamento finale dei rifiuti solidi urbani, in accordo con i diciannove impianti di compostaggio già previsti e finanziati per risolvere definitivamente il problema dello smaltimento dei rifiuti in Sicilia ed attivare un meccanismo di spesa così importante da alleviare di molto i problemi finanziari di molte imprese siciliane.

     In realtà c’era una minestra di cunzari, o, per meglio dire, un problema da risolvere: con la disponibilità di oltre duecento milioni di euro, come si fa a spenderli velocemente, garantendo una partecipazione il più possibile esigua di imprese interessate, garantendo un ribasso non superiore al 6%, 7%, e tenendo sotto ferreo controllo tutta la procedura fino all’aggiudicazione finale dei lavori? questa è la domanda!

     Qualcuno dà questa risposta: “C’è bisogno, a) di una procedura di aggiudicazione in deroga alla legislazione vigente ed ai controlli preventivi del caso, b) dei progetti esecutivi folli, cioè, pochi ma costosissimi, c) un metodo di aggiudicazione che non privilegi il ribasso percentuale come principale o unico dato che fa la differenza, d) l’obbligo, sempre per le imprese che vogliono partecipare, di progettare esecutivamente gli interventi stessi, e) dei bandi di gara ad usum delphini: questa è la minestra di cunzari.

     La procedura individuata per tutti e quattro gli interventi è quella dell’offerta economica più vantaggiosa: vengono preparati, cioè, dallo staff interno ed esterno di Marco Lupo, Commissario Straordinario, dei progetti faraonici ma non esecutivi, almeno sulla carta, per costringere, chi intende partecipare, ad affrontare anche le spese, costosissime, di progettazione esecutiva; viene da sorridere, quasi: se l’Ente attuatore degli interventi è la struttura Commissariale di Marco Lupo, Direttore Generale dell’Assessorato regionale all’Energia, che dovrebbe avere le migliori conoscenze tecniche ed essere il migliore Interprete tecnico delle linee guida di Settore, qual è il senso di predisporre dei progetti, praticamente esecutivi, ma qualificati solo come “definitivi”?

    Qualcuno potrebbe rispondere: per avere il pretesto di ricorrere all’offerta economica più vantaggiosa ed assegnare l’appalto, con molta probabilità, non a chi offre in assoluto il maggiore ribasso, bensì a chi presenta le migliori soluzioni tecniche (?), fermo restando la garanzia che chiunque dei partecipanti non dovrebbe schiodarsi dal limite del 6%, 7% di ribasso offerto, proprio perché questa è la regola non scritta di questo metodo di aggiudicazione.

     Beh, è possibile! Vi facciamo sentire, a tal proposito, cosa afferma sul punto il Presidente della Regione, Crocetta,  ai microfoni di Matrix il 9 marzo 2014 (     Allegato 6     ): nemmeno il giocatore più incallito avrebbe osato bluffare ad un tavolo di poker così come pretende di continuare a fare questo Crocetta con tutti i Siciliani!

   In effetti la procedura dell’offerta economica più vantaggiosa, senza entrare nel campo, squisitamente tecnico, che dovrebbe valutare, tra l’altro, la commistione fra requisiti soggettivi di partecipazione ed elementi oggettivi di valutazione dell'offerta, si configura come unico criterio di aggiudicazione applicabile per l'affidamento dei Servizi di architettura ed ingegneria, dato che trattasi di specifici Servizi che richiedono una valutazione dell'offerta non limitata al solo elemento prezzo ma estesa anche ad elementi relativi all'aspetto tecnico dell'offerta stessa: certo, ma tutto ciò se la gara viene bandita dal Comune di Roccafiorita ed il progetto che va in gara è effettivamente definitivo, si limita, cioè, a fornire delle linee guida anche se abbastanza puntuali e non se la gara viene bandita dal massimo Organo tecnico amministrativo regionale esperto di problematiche ambientali, dei rifiuti etc… che stabilisce, nel merito tecnico, metodi, finalità ed obiettivi.

     Non è nemmeno l’urgenza di risolvere questi problematiche che si può invocare per giustificare procedure così aberranti: proprio a Gela sono stati spesi a) circa 1,5 milioni di euro per realizzare un impianto di smaltimento inerti con annessi costosissimi macchinari (AllegatI 1 e 2), collaudati da oltre dieci anni, mai utilizzati; b) un impianto di compostaggio per oltre 10 miliardi di vecchie lire, da oltre un anno collaudato e mai utilizzato (l’A.T.O. Cl2 ha di recente firmato un contratto con un altro ATO per smaltire l’umido proveniente dalla raccolta differenziata – che avrebbe dovuto essere trattato a costi irrisori, anzi traendone un qualche vantaggio economico, in casa propria con l’impianto di compostaggio già realizzato - a circa 85 euro la tonnellata! -  vedi Allegato 3) senza che alcuno, Struttura commissariale regionale compresa, si sia sentito in dovere di far funzionare, per il bene della collettività amministrata, questi macchinari costati miliardi di vecchie lire.

     Qualcun altro potrebbe pure osservare: vengono richiesti dei requisiti capestro anche per chi questi progetti deve rendere esecutivi, e sempre questo qualcuno potrebbe, sorridendo, domandarsi: ma se l’obbligo di progettare gli interventi viene assegnato alle stesse imprese che vogliono partecipare, che rischiano  capitali propri, perché mai vengono richiesti per i progettisti dei requisiti degni di qualche inarrivabile scienziato dei rifiuti, dal momento che il rischio progettazione è completamente a carico delle imprese partecipanti?

    La risposta può essere una e una sola.

    E perché ancora vengono messe in gara, cinicamente ed in dispregio di una situazione economica e finanziaria al limite del collasso, delle opere di importo faraonico senza alcun motivo pratico ed aderente alla situazione attuale?

    Luciana Savagnone, presidente della Sezione Sicilia della Corte dei Conti, ha centrato, in generale, gli esatti termini della questione quando afferma che “La corruzione della classe politica in Sicilia è dettata solo da un’incontrollata smania di ricchezza e di potere”; solo un’incontrollata smania di potere, infatti, può partorire delle iniziative folli quali quelle poste in essere con la prossima realizzazione delle 4 piattaforme di trattamento dei rifiuti, di cui stiamo parlando, del costo di circa trecento miliardi di vecchie lire: procedure veloci, gare per pochi intimi, sia per appaltatori che per progettisti, ribassi minimi, costi enormemente gonfiati, risultati certi, drenaggio assicurato per continuare ad alimentare e  gestire un potere altrimenti sfuggente per pochezza di attributi intellettuali, competenze misere e quozienti intellettivi da prefisso telefonico, acari ed afidi vari che prosperano e che nemmeno con il napalm si riuscirebbe a debellare.

    A questo punto, poca importanza ha se anche l’appaltatore/i beneficiario/i di questi appalti è sempre lo stesso: la rivoluzione Antimafiosa degli appalti pubblici in Sicilia consiste proprio in questo, predeterminare con dei meccanismi a tenaglia il percorso tecnico-amministrativo, ovviamente approfittando delle deroghe ad hoc, confezionando un vestito che può andare bene a diversi ipotetici questuanti anche senza requisiti specifici, pronti a soddisfare a loro volta qualunque smania di ricchezza e di potere.

    Rivolgersi a costoro ammonendoli che se mai hanno denunciato, in passato, con coraggio e determinazione, il pizzo preteso dai mafiosi, ora hanno doppio motivo per denunciare il Ministro dei lavori pubblici dell’Antimafia e tutti i luogotenenti ed affini che, peggio dei mafiosi, vorrebbero tenere sotto scacco la Sicilia alimentando un sistema di potere becero e meschino destinato a portare allo sfacelo l’intera Regione, è tempo perso: questa è gente con la schiena diritta, per lo più abituata a lavorare dalla mattina prima dell’alba fino a sera, tutto il giorno, tutti i giorni, senza conoscere giorni festivi o ferie, con l’obiettivo di salvaguardare l’Azienda di famiglia e le maestranze: se si sono ribellati al pizzo preteso dai mafiosi nella convinzione che lo Stato tornasse a garantire regole certe, la raggiunta consapevolezza che poco cambia se si ha a che fare con la Mafia o con le Istituzioni, ne ha fatto accartocciare la schiena e li ha resi proni alla potente cricca politica di potere di turno.

    Bene, cioè male, dopo tutto questo preambolo, poiché è il momento di azzerare le chiacchiere, e giusto per capire quanto questo Governatore siciliano, il suo sodale, ass.re Marino, e gli yes-man cui abbiamo fatto cenno, non hanno ragionato, nel predisporre questi faraonici interventi, perseguendo economicità e trasparenza, delle quattro piattaforme di trattamento dei rifiuti entriamo nel dettaglio di quella di Gela.

    Avete preso le solite pillole (fenazil, plasil)?

    Bene, ecco la situazione.

    A Gela esiste una discarica controllata di rifiuti solidi urbani in funzione da circa 14 anni, giunta quasi all’esaurimento.

    Già circa tre anni fa l’Assessorato regionale all’Energia aveva dato il Nulla-osta alla progettazione esecutiva necessaria per provvedere all’ampliamento della discarica stessa, ma la richiesta di finanziamento delle spese necessarie per approntare i primi sondaggi geognostici del terreno è stata disattesa dall’Assessorato Regionale stesso.

    Parallelamente, poiché l’Autorizzazione Integrata Ambientale era stata rilasciata dall’Assessorato Regionale al Territorio a condizione, tra l’altro, di realizzare l’impianto di biostabilizzazione, per adeguarsi alla legislazione di Settore vigente, nel giro di un paio di mesi fu predisposto dall’A.T.O. CL2 competente il progetto esecutivo che nel mese di febbraio del 2012 è stato approvato dall’Assessorato regionale al Territorio (Allegato 4).

    Nel frattempo, subentrando alla guida dell’A.T.O. CL2 un pericoloso delinquente, tutt’ora in carica, nessuna richiesta di finanziamento dell’opera, pare, sia stata inoltrata all’Assessorato competente.

    Nel 2013, frattanto, la Regione Sicilia, sotto il rischio di subire una procedura di infrazione da parte dell’U.E., come già subita dalla Regione Campania nel 2010, per non avere risolto i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, nonostante 10 anni di Commissariamento, evidentemente, cerca di sfruttare proprio questa emergenza nell’emergenza, acquisendo qualche centinaio di milioni di euro dall’Unione Europea e montando il “sistema”, prima ampiamente illustrato. 

  Si precipita a Gela con qualche tecnico dell’Assessorato regionale all’Industria, acquisisce copia del progetto esecutivo dell’impianto di biostabilizzazione già approvato nel 2012, che qualche idiota consegna all’ingegnere Ciro Azzara, del Dipartimento Rifiuti, il quale scopiazza la relazione e, per il resto (non saltate dalla sedia), si inventa un nuovo progetto dell’impianto del costo di circa 25 milioni di euro, contro i nemmeno 5 milioni di euro del progetto esecutivo già approvato dalla Regione nel 2012: 20 milioni di euro di “panna montata” indifendibile e a chiarissima dimostrazione di quanto abbiamo detto all’inizio.

    Che dire?

   La palla dovrebbe ora passare ad altri, a coloro i quali hanno giustamente cucinato in padella tutti coloro i quali, in Regione, si sono truffaldinamente interessati diformazione professionale”, “grandi eventi”, “acquisti di borse e collane”, “rimborsi di improbabili trasferte nell’altro emisfero”, “rimborsi di mance ai camerieri”, "rimborsi di abbonamenti a Sky", milioni di euro (3 milioni di euro - vedi Allegato 5) elargiti dal Governatore siciliano per la sua “residenza” di Tusa”, ed approfondire la questione in tutti i suoi risvolti.

    E’ questo segnale forte che deve partire da questa buttanissima Sicilia (senza offesa, riprendo a prestito un'azzeccata imprecazione di Pietrangelo Buttafuoco) che di Lupi mannari, Crocette, Agrumi stagionati ed ex Magistrati insoddisfatti ne dovrebbe avere piene le palle.

 

 

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